Roma nel
La Fontana di Trevi
La fontana venne edificata sotto il papato di Clemente XII, dall’architetto Nicolò Salvi nel 1732 che riprese e terminò il progetto del Bernini di 100 anni prima.
La scultura rappresenta come tema “il mare”. La scenografia dominante è rappresentata da un cocchio a forma di conchiglia trainata da cavallucci marini, a loro volta preceduti da tritoni (semidivinità, metà uomini e metà pesci); sul cocchio è adagiata imponente la statua di Nettuno, re degli Oceani.
La nicchia alle spalle di Nettuno rappresenta il palazzo dello stesso Nettuno, mentre nella nicchia alla sua sinistra vi è la statua che rappresenta l’Abbondanza e nella nicchia a destra la statua della Salubrità
La leggenda narra che chiunque lanci una moneta nella fontana, volgendole le spalle, avrà fortuna e tornerà di certo a Roma. Le monete, raccolte quotidianamente, vengono destinate per opere di carità.
Piazza di Spagna
Proseguendo lungo Via del Corso, sulla destra si imbocca Via dei Condotti, che ospita molti negozi delle marche più prestigiose. Si arriva a Piazza di Spagna. Fu luogo fin dal '600 di incontri per i viaggiatori provenienti da tutte le parti d'Europa che qui potevano agevolmente arrivare con le proprie carrozze; nacquero così alberghi, caffè, luoghi di ritrovo per pittori, scrittori, intellettuali, ricchi signori. Dunque una zona a carattere europeo, sottolineato anche dalla presenza delle Ambasciate di Francia e di Spagna, da quest'ultima la piazza ne prese il nome. Ai piedi della scalinata si trova la Fontana della Barcaccia, opera di Pietro Bernini che la realizzò nel 1629.
La tradizione vuole che la creazione della fontana a forma di barca fosse in ricordo di un barcone rimasto arenato nella piazza durante la grande alluvione del 1598. In realtà, sembra che l'idea di una fontana a forma di barca fosse dettata dalla genialità del Bernini, nell'intento di risolvere un problema tecnico dovuto alla scarsa pressione dell'acqua proveniente dall'Acquedotto Vergine: per questo era necessario, per creare una fontana, crearla ben al di sotto il livello del suolo.
La scalinata fu realizzata da Francesco de Santis, a partire dal 1732 e conta 138 gradini, che si salgono con facilità grazie alle ampie piazzole tra una serie di gradini e l'altra. Arrivati alla sommità della collina si erge la Chiesa di Trinità dei Monti (un tempo il nome della Chiesa dava il nome anche alla piazza, solo successivamente chiamata Piazza di Spagna) eretta nel 1500 per volontà dei sovrani di Francia.
Il Pincio
Dopo aver salito la scalinata di Piazza di Spagna, si prosegue a sinistra per circa 200 metri; ad un certo punto la strada presenta un bivio: la strada a sinistra, in discesa, arriva a Piazza del Popolo; quella a destra, in salita, arriva al Pincio, il primo giardino pubblico progettato a Roma da Napoleone, desideroso di celebrare se stesso nel nuovo Jardin du Grand Cèsar.
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Dalla terrazza del Pincio, si può ammirare una splendida veduta di gran parte della città All'interno del giardino, su proposta di Mazzini, vennero collocati dei busti di personaggi illustri, ben 224; purtroppo se ne può ammirare la bellezza solo in parte poichè, troppo spesso, vittime di atti vandalici. Sempre all'interno del giardino, si puòammirare l'orologio ad acqua, così chiamato poichè il suo funzionamento dipende dal flusso dell'acqua che favorisce il movimento di tutti gli ingranaggi dell'orologio.
Un moderno cavalcavia collega il giardino del Pincio con Villa Borghese, una delle più celebri ville di Roma che conserva un luogo molto romantico e caratteristico: un lago con un'isoletta, dominata dal Tempio di Esculapio, dio della Medicina; l'opera risale alla fine del '700, abbellita con una antica statua del dio.
Piazza del Popolo
Tornando indietro lungo la strada che, in salita, ci ha portato al Pincio, imbocchiamo a destra per la discesa che ci condurà a Piazza del Popolo. La piazza da qualche anno è divenuta una splendida isola pedonale, teatro di eventi politici e di concerti in occasione di particolari eventi. Al centro della piazza domina l'Obelisco Flaminio, alto circa 24 metri, costruito nella prima metà del 1200 a.C. ai tempi dei Faraoni Ramesse II e Mineptah. L'obelisco fu portato a Roma al tempo di Augusto, per celebrare la vittoria sull'Egitto; originariamento fu sistemato nel "Circo Massimo", poi trasferito in Piazza del Popolo dal Papa Sisto V e dal suo architetto Domenico Fontana; insieme provvederono a spostare atri 3 obelischi nei pressi di altrettante basiliche di Roma: basilica di San Pietro, Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano.
Dalla piazza si diramano Via del Corso, Via del Babuino e Via Ripetta, un tridente affiancato dalle Chiese gemelle di S. Maria dei Miracoli (1675-79) e di Montesanto (1662-75).
In fondo alla piazza, si trova anche la Chiesa di S. Maria del Popolo che ospita un patrimonio artistico inestimabile: i dipinti del Caravaggio "La conversione di S. Paolo" e la "Crocifissione di S. Pietro", affreschi del Pinturicchio, "L'Assunzione" di Annibale Carracci, sculture del Bernini e le architetture del Bramante e di Raffaello.
Il Pantheon
Il Pantheon venne costruito nel 27 a.C. da Agrippa, genero e architetto di Augusto.
E’ un tempio ideato come luogo di culto di molte divinità; subisce incendi e calamità tanto da necessitare di più restauri nel corso del tempo, fino ad arrivare ad Adriano, imperatore e architetto, che lo ricostruisce fra il 118 e il 128 d.C.
Il pavimento è coperto da marmi a colori, così pure le pareti a sostegno della cupola che termina con una grande apertura circolare di 9 metri di diametro che serviva a dar luce all'interno e come sbocco al fumo dei fuochi sacrificali. Ogni anno, alle 12 del 21 giugno, solstizio d'estate, il raggio di sole che penetra dall’apertura della cupola investe il visitatore che si trova all'interno del Tempio.
La cupola è una meraviglia architettonica, costruita con una tecnica assolutamente d’avanguardia, essendo questa in calcestruzzo e capace di reggere il proprio peso grazie alla particolare lavorazione architettonica e all'ingegnosa tecnica edile che prevede l'utilizzo di mescole di calcestruzzo più pesanti alla base della cupola e man mano che si procede verso il centro, vengono utilizzate mescole più leggere a strati più sottili. All’apice della cupola, come già detto, un’apertura circolare che fa passare la luce, ma… quando piove, nel Tempio piove davvero.Foto del Pantheon, tratta dal sito abcroma Foto dell'interno della cupola, tratta dal sito activitaly
Piazza Navona
Meravigliosa piazza, elite del centro storico di Roma. Al centro di Piazza Navona, domina la scena la grande Fontana dei Fiumi, una delle più belle opere del Bernini. Nel mezzo di un vasto bacino si leva una scogliera scavata da grotte, donde escono ad abbeverarsi nella vasca (alimentata da 8 getti d’acqua) un leone ed un cavallo marino. Sulla scogliera siedono le personificazioni del Nilo, del Gange, del Danubio e del Rio della Plata, simboli delle quattro parti del mondo allora note. Le colossali statue sono opera rispettivamente di G. A. Fancelli, C. Adam, A. Raggi, F. Baratta. Sopra la cava scogliera, quasi a sfidare le leggi della statica, il Bernini innalzò arditamente un obelisco, imitazione romana del tempo di Domiziano, proveniente dal circo di Romolo. La tradizione attribuisce ai gesti delle statue dei fiumi, significati dettati dalla rivalità e inimicizia fra il Bernini ed il Borromini, autore
dell’antistante chiesa di S. Agnese. Il Plata alza la mano per scongiurare la caduta della facciata della chiesa; il Nilo ha il capo velato (allusione alle sue sorgenti allora ignote) per non vedere gli errori nella costruzione borrominiana; a sua volta la statua di S. Agnese alla base del campanile di destra della chiesa, assicura con la mano sul petto che la facciata non cadrà. I borrominiani affermarono che l’obelisco sarebbe caduto ed ecco il Bernini assicurarlo con 4 spaghi. In fondo alla piazza a Nord, la Fontana del Nettuno in lotta con una piovra, al centro di due bacini, ornati da Nereidi e cavalli marini, opera di Antonio Della Bitta e Gregorio Zappalà (1878). A metà del lato ovest della piazza è la chiesa di S. Agnese in Agone eretta sul luogo ove, secondo la tradizione, S. Agnese fu esposta nuda alla gogna e fu ricoperta dai suoi capelli sciolti miracolosamente. L’attuale costruzione fu cominciata da C. Rainaldi sotto Innocenzo X e compiuta dal Borromini (1653-1657), cui si devono la concava facciata barocca, i due campanili laterali e l’alta cupola. La piazza, dall'8 dicembre al 6 gennaio, giorno dell'Epifania, è allestita con numerosissime bancarelle; si vendono soprattutto articoli per allestire il presepe, regali, dolci e calzette in vista della befana; ci sono chioschi per degustare un ricco panino o semplicemente lo zucchero filato; il tutto in un contesto di luci e di festa, che vede il suo culmine nella notte del 6 gennaio, giorno in cui la Piazza recupererà i suoi spazi originari.